ARMONIA E IMPROVVISAZIONE JAZZ… In Pillole: Cerchiamo di capirci qualcosa_#2

LA COSTRUZIONE DEGLI ACCORDI

Da quando ho iniziato a studiare musica ed a suonare la chitarra, mi sono imbattuto in tantissimi “prontuari” di accordi.

Premetto che molti di questi mi sono stati sicuramente utili ed ho anche scoperto quali posizioni della tastiera della chitarra possono essere certamente più facili ed efficaci di altre, ciò mi ha permesso di creare un mio modo di suonare l’armonia su questo difficilissimo ed ostico strumento musicale.

Era il 1991 e mi trovavo a Perugia. Ero iscritto ai seminari di Umbria Jazz e non vedevo l’ora di incontrare l’artista ospite che sarebbe stato con noi chitarristi per degli incontri didattici mirati al mio strumento.

Joe Pass (Joseph Anthony Passalacqua) era un chitarrista che ascoltavo molto e mi affascinava il suo modo originale di armonizzare gli standard jazz. Parlava solo in inglese, quindi aveva un interprete che ci faceva da Tutor, ma ero fiero di sapere che comunque si trattava di un artista di origine italiana.

Durante una delle nostre lezioni, mi passa la sua “Ibanez Joe Pass” per farmi suonare un brano con lui, ero emozionatissimo, ma un po’ scontroso (come tutti i giovani musicisti inesperti). Ad un certo punto, ci si sofferma sulla questione di Scale & Accordi e, con mia sorpresa, Joe Pass ci sintetizza tutto la sua vita di studi musicali dicendoci di non badare tanto alla forma, ma bensì alla sostanza.

La sua esposizione è stata tale da lasciarci atterriti, dicendoci espressamente che quando una frase o un accordo ci sembrava avere il suono giusto, allora voleva dire che è quello giusto, non aveva importanza sapere che accordo fosse o che scale stessimo suonando.

Beh, da un lato sembrava davvero una apertura massima alla musica jazz ed al suo universo infinito, dall’altro, più si faceva grande la gamma delle possibilità e più mi sembrava di non poterci capire nulla.

Quindi, tornando ai nostri accordi, dobbiamo tener presente che l’armonia sostanzialmente è la composizione di suoni fatta in maniera analitica, basata su consonanze e dissonanze.

L’armonia più classica in effetti era basata sullo studio della composizione di intervalli che fossero consonanti, cercando di non utilizzare, o di utilizzare poco, gli intervalli più dissonanti. Uno degli intervalli più dissonanti, ad esempio, era l’intervallo di “quinta aumentata” che veniva chiamato “diavolo in musica”, vista la sua tendenza a deturpare l’orecchio amante dell’armonia più consonante e quindi più considerabile vicina alla musica “celestiale“.

La musica era considerata una forma d’arte che poteva e doveva avvicinare a Dio, quindi le dissonanze non erano certamente in grado di portare sensazioni che facevano pensare al bene, mentre la ricerca passionale per il suono “perfetto” era l’obiettivo di ogni compositore.

Un’altro intervallo assolutamente da abolire era anche l’intervallo di “seconda” che non dava certamente la gioia attesa dagli intervalli armonici che potessero far pensare alla musica che eleva al cielo.

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